Se qualcuno in strada vi si avvicina e vi dice che potete comprare un oggetto del valore di 100 € a 40 € pensate oppure a una truffa o che l’oggetto è di dubbia provenienza. In queste occasioni, ci fermiamo a pensare, attiviamo alcuni dei nostri formidabili meccanismi di difesa, quali il dubbio, il ragionamento e il buon senso; e alla fine decidiamo di rischiare oppure no.
Quando un agente di borsa o la nostra banca propongono di investire 100 € e di riceverne tra un anno 130 € o più noi spegniamo il cervello e accettiamo, già pregustando la cedola di dividendi che verrà staccata.
Perché la seconda proposta non è guardata con sospetto? Perché dovrebbe essere possibile ricevere un rendimento del 30% in un anno senza un rischio considerevole?
La risposta alla prima domanda è che si tratta di asimmetria informativa di tipo “selezione avversa” (l’esempio più famoso è il modello sviluppato da Akerlof1 adattato sul mercato delle auto usate).
In parole povere: gli elementi di rischio nella vendita di attività finanziarie, titoli o azioni sono note al venditore e sono presenti, almeno in parte, nei fogli informativi. Ciò che distorce la nostra percezione di tale rischio è il ruolo che nella transazione noi assegniamo all’agente di borsa. Per noi è il consigliere che si preoccupa del nostro patrimonio e di valutare l’equilibrio e la coerenza tra la propensione al rischio e il portafoglio degli investimenti e pertanto ci affidiamo, spesso, alle sue scelte personali.
Un po’ come il rapporto medico-paziente di tanti modelli sociologici.
La risposta alla seconda domanda deriva da una velocissima analisi degli elementi costitutivi del sistema economico mondiale. Operiamo, infatti, in un sistema che pur con qualche differenza è a base capitalistica, che è caratterizzato da rendimenti decrescenti dei fattori produttivi utilizzati2 e che non è in crescita.
È molto difficile ottenere dei guadagni così alti quando i rendimenti delle principali attività finanziarie (conti correnti, B.O.T., assicurazioni, quote di fondi comuni etc.) superano con fatica il 4% annuo.
Investire è sicuramente una buona cosa per la propria economia familiare e per il sistema, ma per giocare in borsa le regole sono le stesse di quando si gioca d’azzardo: si deve essere disposti a perdere, ci si deve sapere fermare e non si deve investire un capitale che è necessario al sostentamento della famiglia o a tutela di altre garanzie.
Anche quando è una banca o qualsiasi altro istituto finanziario a proporre un investimento è necessario procedere con cautela verificando che:
L’ultimo consiglio è quello di non accettare immediatamente: prendete il tempo necessario per leggere i documenti informativi, cercate informazioni via internet, su wikipedia, in biblioteca e cercate di capire i reali rischi dell’investimento.
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Grande Welby!
Questo articolo è ancora più interessante del primo, perché dà consigli utili, in modo semplice!
Continua così!
We love you!
:-p
Wallaby.
Ottimo consiglio!
Informatevi e non fatevi fregare!!!