Negli ultimi giorni mi è capitato spesso di discutere sull’”Operazione Trasparenza”, l’ultima azione intrapresa dal ministro Brunetta nel tentativo di riavvicinare la pubblica amministrazione ai cittadini e nello stesso tempo di limitare alcuni comportamenti, quali l’assenteismo, o pratiche, come l’affidamento a professionisti di incarichi e consulenze, non più accettabili.
Questa ultima battaglia prende spunto dall’art. 21 della legge 69/2009 che assegna l’obbligo alle pubbliche amministrazioni di rendere note, attraverso i propri siti internet, alcune informazioni relative ai dirigenti (curricula vitae, retribuzione, recapiti istituzionali) e i tassi di assenza e di presenza del personale, aggregati per ciascun ufficio dirigenziale.
Il volume, l’articolazione e la specificità dei dati da rendere disponibili a cura delle singole amministrazioni hanno suscitato non poche rimostranze e polemiche da parte dei dirigenti pubblici.
Quasi immediate sono state le richieste di sospensione e revoca del provvedimento in quanto dai più ritenuto lesivo della privacy, ma ad oggi non ci sono novità e l’obbligo è valido e cogente.
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Le aziende devono confrontarsi ogni giorno con il problema dell’ottimizzazione delle risorse disponibili. Tra queste, le fonti di finanziamento presentano sicuramente le maggiori criticità di approvvigionamento e gestione. Nei casi in cui la strategia dell’azienda miri all’ampliamento della gamma dei prodotti offerti, all’ingresso in un nuovo mercato, all’acquisizione di un’altra azienda o al rinnovamento della dotazione tecnologica disponibile, è necessario valutare la redditività dell’investimento, la sua convenienza economica e la sua sostenibilità in rapporto alla struttura patrimoniale o alla coerenza con le aree di business già attive.
La funzione finance si occupa appunto di tali valutazioni, avvalendosi di volta in volta del metodo più appropriato; esistono numerosi criteri di valutazione, ma ritengo rappresentativi, per la loro fondamentale diversità di approccio, il VAN, il payback period e l’IRR. Il primo prende in esame i flussi di cassa; il secondo si concentra sulla variabile tempo in rapporto alla strategia; il terzo fornisce una valutazione basata sul tasso di sconto.
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La redazione di un bilancio di esercizio non è certo un compito semplice: è necessario conoscere la normativa che lo regola, avere familiarità con i principi contabili ed essere in grado di interpretare e classificare le diverse voci di costo/ricavo nella maniera più conveniente e corretta per l’azienda. Direi che un buon modo per accostarsi ai processi che conducono alla redazione del bilancio sia analizzarne prima di tutto la struttura, in modo chiaro e approfondito.
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Un po’ tutti avrete notato che da qualche anno si è ridotto l’utilizzo dei contanti per gli acquisti quotidiani. Se prima era impensabile uscire di casa senza un fondo di emergenza nel portafogli, oggi è frequente pagare anche le spese più piccole utilizzando il bancomat o la carta di credito. Quest’ultima, di recente, ha preso sempre più piede, per la facilità d’uso e per la possibilità di posticipare l’effettivo pagamento.
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Se qualcuno in strada vi si avvicina e vi dice che potete comprare un oggetto del valore di 100 € a 40 € pensate oppure a una truffa o che l’oggetto è di dubbia provenienza. In queste occasioni, ci fermiamo a pensare, attiviamo alcuni dei nostri formidabili meccanismi di difesa, quali il dubbio, il ragionamento e il buon senso; e alla fine decidiamo di rischiare oppure no.
Quando un agente di borsa o la nostra banca propongono di investire 100 € e di riceverne tra un anno 130 € o più noi spegniamo il cervello e accettiamo, già pregustando la cedola di dividendi che verrà staccata.
Perché la seconda proposta non è guardata con sospetto? Perché dovrebbe essere possibile ricevere un rendimento del 30% in un anno senza un rischio considerevole?
La riforma sanitaria di Obama
La sanità in America è da sempre il più grande ostacolo con cui i presidenti di area democratica si confrontano; non molto tempo fa, nel 1994, Clinton dovette rinunciare alla riforma del sistema sanitario, fortemente voluta dalla moglie.
In effetti è il settore in cui si presenta la più alta concentrazione di potere economico e il lobbismo fa ormai parte del codice genetico di ogni singola azienda farmaceutica. Pensare di cambiare lo status quo comporta affrontare rischi di considerevoli proporzioni: a livello politico lo scontro con la componente repubblicana del congresso, da sempre legata all’industria farmaceutica, e il possibile ostracismo; a livello di consenso elettorale l’insoddisfazione dei votanti, che si trovano a subire una rimodulazione del prelievo fiscale per finanziare la spesa sanitaria globale, senza un ritorno direttamente valutabile.
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