Opionioni sulla PEC

Scritto da: il 04.09.09
Articolo scritto da . Ignazio Del Campo, laureato Bocconi, Master in Economia e Management delle aziende sanitarie. Lavoro in una azienda ospedaliera siciliana come dirigente amministrativo; mi occupo del sistema di gestione dei flussi documentali, del sistema di contabilità analitica, dei sistemi di programmazione e monitoraggio degli acquisti.

Mi è capitato negli ultimi giorni, anche a seguito dell’articolo sulla PEC di monitorare la rete per vedere e sondare quali erano le opinioni degli altri blogger. La mia attenzione è stata attirata da quanto ho letto su In tutta sincerità. Nell’articolo di Scialdone, pur in presenza di un’attenta ricostruzione storica della PEC, ci si concentra solo sui lati negativi della soluzione e si evidenziano solo le lungaggini della burocrazia.

Concordo con Marco sulla valutazione tecnica della PEC, che non è certo la soluzione migliore o più innovativa o più evoluta, ma è una soluzione che è coerente con lo stile direzionale maggiormente diffuso nelle nostre pubbliche amministrazioni ed è compatibile con il livello di alfabetizzazione informatica degli utenti. In termini di interoperabilità1, infatti, il sistema PEC non è riconosciuto come standard nelle comunicazioni tra gli Stati membri dell’UE e tra gli altri Stati esteri. Da un punto di vista di approccio ai processi e di stile di direzione la PEC è la migliore risposta che il legislatore ha trovato come garanzia tra certezza del diritto e necessità di introdurre innovazioni nella comunicazione tra enti e cittadini. Non bisogna sottovalutare che ad oggi la nostra pubblica amministrazione ha dei processi che sono ancora quasi esclusivamente paper based.

Approfondendo la valutazione della PEC che offre il Governo un ulteriore elemento che è necessario considerare è la natura del prodotto offerto in funzione del bisogno cui si intende rispondere. Ci troviamo di fronte non a uno strumento di élite, non ad un opzione riservata a utilizzatori esperti di sistemi informativi o di applicazioni web, ma stiamo valutando un servizio pubblico che per sua natura è necessario sia fruibile ed accessibile al più alto numero di utenti.

Marco Scialdone decide di evidenziare il costo dell’operazione, che è tra i 25 e i 50 milioni di euro come da dati disponibili sul sito del Ministero della Funzione Pubblica, senza però effettuare una valutazione dei benefici e dei costi cessanti dall’attivazione del sistema di PEC. Io vorrei integrare il lato dei costi con gli elementi di risparmio di cui tutti noi possiamo beneficiare.

Prima di tutto una riduzione delle spese per corrispondenza che i ministeri e tutti gli organi della pubblica amministrazioni sostengono ogni anno avrebbe un effetto sul fabbisogno economico finanziario molto superiore rispetto al costo di attivazione del servizio di PEC per i cittadini. Ciò è facilmente dimostrabile se consideriamo quali sono i costi che compongono l’invio della posta (carta, buste, altro materiale di consumo ed infine le spese postali vere e proprie). Dal budget sintetico  2009 presentato dalla  Ragioneria Generale dello Stato si evidenziano costi per beni di consumo e servizi da terzi per circa 8 miliardi di euro e anche se le spese per invio raccomandate fossero pari solo all’1% di tutte le spese sostenute avremmo un risparmio pari a 80 milioni di euro, ben superiore al costo di attivazione delle PEC.

  1. L’interoperabilità è la proprietà di una applicazione informatica o di un sistema di codifica dell’informazione di trasmettere e ricevere dati ed informazioni da altri sistemi in modo completo e affidabile []
  • http://scialdone.blogspot.com Marco Scialdone

    Ciao Ignazio,

    innanzitutto grazie per aver visitato il mio blog ed aver commentato le mie considerazioni sulla PEC (inserisco subito il tuo tra i preferiti).

    Le mie considerazioni nascono da un assunto semplice (ma, mi auguro semplicistico): se una tecnologia è disponibile sul mercato da tre anni e quasi nessuno la usa, vuol dire che c’è qualcosa che non va. Decidere di resuscitarla, imponendola per legge è una cosa che sa di Stato sovietico e la mia anima liberale inorridisce all’idea.

    Peraltro, anche dal punto di vista normativo, si tratta di una trovata completamente inutile e di uno spreco di denaro a vantaggio dei soliti amici.

    Il codice dell’Amministrazione digitale consente, nelle comunicazioni cittadino/PA e viceversa, di riconoscere pieno valore finanche alla semplice email (oltre che al fax, che in un paese come il nostro credo abbia una maggiore diffusione delle connessioni a banda larga).

    A che serve regalare la simil-pec?

    A che serve mettere a budget fino a 50 milioni di euro per regalare una roba che vale 6 euro/anno e, dunque, non è di certo il prezzo la barriera all’ingresso che ne impedisce l’utilizzazione?

    Trovo che tutta questa operazione rientri tra i grandi “annunci” pagati con i soldi nostri e che non produrranno alcun cambiamento concreto.

    Infine, CAD alla mano, le PA avrebbero dovuto adottare la PEC in un serie di comunicazioni interne ed esterne già da un paio d’anni almeno.

    La PEC di Stato non serve è solo l’ennesimo spreco di soldi di cui parleranno tra qualche anno in una puntata di Report e allora tutti si indigneranno.

    IMHO

    M.

  • http://insaneconomy.blogdo.net Ignazio

    Ciao Marco,
    da un punto di vista strettamente giuridico il fax è accettato quale mezzo di comunicazione con pieno valore legale da parte delle amministrazioni, mentre per l’email tradizionale la strada è ancora lunga.
    Siamo un paese con una fortissima resistenza al cambiamento ed una burocrazia con una età media dei dipendenti ancora troppo alta perchè si possa discutere di digitalizzazione e dematerializzazione dei processi amministrativi senza disporre una imposizione per legge.
    Inoltre, come tu stesso hai evidenziato, anche in caso di norma specifica senza appropriati strumenti di controllo e sanzione non si ottengono i risultati sperati. Sono ancora poche le amministrazioni che la utilizzano per le comunicazioni tra enti (trasmissione delibere tra aziende sanitarie e regione, rapporti tra comuni e provincie).
    Sulla PEC io continuo ad essere ottimista pur cosciente di limiti e difetti dato che si propone come sostitutivo di uno specifico strumento di comunicazione, la raccomandata A/R, che da sempre ha caratterizzato le attività della PA. Una sua positiva introduzione garantirebbe dei risparmi per la PA e per il singolo contribuente di gran lunga superiori ai costi.
    Grazie
    Ignazio

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
Design & GUI by Mushin | Many Thanks to FamFamFam (icons) & Komodomedia (icons) & chrfb (icons) | WebStrategist (area test) | Hosted by MediaTemple