Operazione trasparenza, il nuovo pomo della discordia

Scritto da: il 11.08.09
Articolo scritto da . Ignazio Del Campo, laureato Bocconi, Master in Economia e Management delle aziende sanitarie. Lavoro in una azienda ospedaliera siciliana come dirigente amministrativo; mi occupo del sistema di gestione dei flussi documentali, del sistema di contabilità analitica, dei sistemi di programmazione e monitoraggio degli acquisti.

trasparenza_paNegli ultimi giorni mi è capitato spesso di discutere sull’”Operazione Trasparenza”, l’ultima azione intrapresa dal ministro Brunetta nel tentativo di riavvicinare la pubblica amministrazione ai cittadini e nello stesso tempo di limitare alcuni comportamenti, quali l’assenteismo, o pratiche, come l’affidamento a professionisti di incarichi e consulenze, non più accettabili.

Questa ultima battaglia prende spunto dall’art. 21 della legge 69/2009 che assegna l’obbligo alle pubbliche amministrazioni di rendere note, attraverso i propri siti internet, alcune informazioni relative ai dirigenti (curricula vitae, retribuzione, recapiti istituzionali) e i tassi di assenza e di presenza del personale, aggregati per ciascun ufficio dirigenziale.
Il volume, l’articolazione e la specificità dei dati da rendere disponibili a cura delle singole amministrazioni hanno suscitato non poche rimostranze e polemiche da parte dei dirigenti pubblici.

Quasi immediate sono state le richieste di sospensione e revoca del provvedimento in quanto dai più ritenuto lesivo della privacy, ma ad oggi non ci sono novità e l’obbligo è valido e cogente.

Lo spirito della norma

Dalla lettura del dettato appare chiaro l’intento del legislatore. Abbattere la distanza tra la pubblica amministrazione ed il cittadino offrendo a tutti la possibilità di conoscere e contattare i dirigenti responsabili di funzioni, servizi, uffici e qualunque altra struttura che eroghi servizi e prestazioni al pubblico. Un altro obiettivo è garantire una maggiore trasparenza attraverso la pubblicazione dei curricula vitae e delle esperienze professionali del singolo dirigente pubblico a maggior prova della professionalità e della competenze acquisite.

Da non sottovalutare l’incentivo all’utilizzo delle nuove tecnologie di comunicazione disponendo la pubblicazione sul sito istituzionale della singola amministrazione pubblica che in ottica 2.0 è comunque un buon inizio.
Fin qui è perfetto, Brunetta è al riparo dalle critiche perché il contenuto informativo è utile, non urta la sensibilità di nessuno e permette di conoscere chi sono gli interlocutori che gestiscono e governano l’apparato burocratico.

Ma allora perché così tanto scalpore?

Gli stipendi. Pomo della discordia e dato “personale” di dubbia pubblicabilità. Sebbene ci sia una pronuncia del garante sull’ammissibilità della pubblicazione dei dati salariali dei dirigenti pubblici, rimangono forti i dubbi sulla legittimità di questa decisione.

Da un punto di vista personale credo che il garante nel ricomprendere tra i dati di proprietà delle amministrazioni pubbliche anche il salario abbia travalicato i limiti della definizione normativa. L’art. 1 del codice in materia dei dati personali (Decreto Legislativo 196/2003) sancisce, infatti, il seguente diritto: “Chiunque ha diritto alla protezione dei dati personali che lo riguardano. Le notizie concernenti lo svolgimento delle prestazioni di chiunque sia addetto ad una funzione pubblica e la relativa valutazione non sono oggetto di protezione della riservatezza personale”.

Il sopra citato articolo si riferisce a mio avviso ad un processo molto più complesso ed articolato che è la funzione svolta dai Nuclei di Valutazione (D.Lgs 29/93) o dai Collegi Tecnici (Contratti Collettivi aree dirigenziali).
Valutare significa confrontare gli obiettivi assegnati con i risultati conseguiti utilizzando gli strumenti adeguati. Dare in pasto ad internet il dato stipendiale nudo e crudo, in alcuni casi, è addirittura fuorviante.

Quale è il reale contributo informativo del dato stipendiale?

Da un punto di vista di valutazione del dato io credo che lo stipendio non sia un vettore di nuova informazione. L’utente del servizio pubblico che va sul sito di due amministrazioni comunali o di due aziende ospedaliere potrebbe incontrare delle sostanziali differenze tra i salari di due dirigenti di pari livello. Ciò è possibile in ragione di almeno tre motivi; il primo è la contrattazione integrativa aziendale, il secondo è la politica di gestione dei fondi, il terzo è la strategia della singola azienda.

È evidente la mancanza di omogeneità dei dati che ha come diretta conseguenza una valutazione non corretta. Se guadagno di più non è implicito che sia più bravo, competente o presente rispetto ad un dirigente assimilabile per funzione e professionalità.
Avere aggiunto il dato stipendiale alle notizie obbligatorie per la pubblicazione in questo caso non è utile a far comprendere agli utenti la qualità dei dirigenti pubblici, né è utile a far comprendere se la pubblica amministrazione valuta i propri dipendenti correttamente.

La legge è uguale per tutti?

Sul sito del Ministero della Funzione Pubblica non è disponibile il dato della retribuzione del ministro, ma c’è un link che rinvia al sito della Camera dei Deputati in cui si spiega quali e quante prebende gli spettano, ma non quelle di cui effettivamente gode.
Anche per quanto riguarda lo Staff le informazioni sono parziali, dato che in alcuni casi manca una parte della retribuzione che dovrebbe essere cercata da qualche altra parte.
Il garante per la privacy, invece, ha pubblicato gli emolumenti percepiti dal vertice dell’autorità, ma ancora oggi non si identifica nel sito l’area dedicata all’Operazione trasparenza.

  • Loredana Marini

    Articolo ispirato a una telefonata arrivata in mattinata? :) Cmq molto interessante, qualche delucidazione chiara fa sempre comodo a noi profani di economia.
    Ah…ovviamene la legge non è uguale per tutti!

  • Lorenzo Anastasi

    Sei stato troppo buono … con i dirigenti!
    A mio avviso la lettura del dato stipendiale è di segno inverso ovvero leggo il dato per sapere quanto guadagna un dirigente che mi ha prestato un cattivo servizio e quindi quanto sono stati spesi male i miei contributi. Da questo punto di vista probabilmente il dato ha una qualche utilità.
    Lo affermo con profondo rammarico non essendo un sostenitore della linea Brunetta ;o)
    Ciauz
    Lorenzo

  • http://insaneconomy.blogdo.net Ignazio

    @ Lorenzo Anastasi:
    Il dato stipendiale come il dato di assenza/presenza induce una valutazione immediata e parziale, pienamente coerente con lo spirito della campagna contro i fannulloni.
    Ad oggi, però, non ho visto interventi diretti a eliminare le piaghe della Pubblica Amministrazione.
    Mi viene da chiedere al ministro quante siano le segnalazioni fatte alla Corte dei Conti nei confronti di amministrazioni che hanno pubblicato dati per consulenze superiori al milione di euro ogni anno.
    Vedremo

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