La ricchezza (morale) di una nazione

Scritto da: il 05.09.11
Articolo scritto da . Ignazio Del Campo, laureato Bocconi, Master in Economia e Management delle aziende sanitarie. Lavoro in una azienda ospedaliera siciliana come dirigente amministrativo; mi occupo del sistema di gestione dei flussi documentali, del sistema di contabilità analitica, dei sistemi di programmazione e monitoraggio degli acquisti.

Ho cercato in questi giorni di comprendere le strategie, di seguire i criteri di programmazione o di intuire quale scenario i nostri governanti preparavano per il futuro. Questa attenzione e questo sforzo, fino ad oggi, sono stati vani.

Per prima cosa è difficile seguire il susseguirsi delle proposte e delle modifiche sull’una o l’altra voce del bilancio dalla quale dovrebbe derivare la copertura finanziaria per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013 (lotta all’evasione, tagli ai ministeri, tagli agli enti locali, azzeramento delle province).

Poi l’ulteriore difficoltà è data dalla ricerca della ratio, politica od economica poco importa, delle singole proposte.

Su tutte mi vorrei soffermare su due, la riforma del sistema pensionistico e il dimezzamento del numero di parlamentari, che mi sembrano particolarmente indicative dello stato in cui versa la nostra Repubblica.

Riformare il sistema delle pensioni è sicuramente un passo necessario ed importante per il controllo strutturale della spesa pubblica, ma come si fa a chiedere questo sacrificio a coloro che hanno onorato il contratto di lavoro ed anche il riscatto del periodo di laurea e militare integrando le fatiche personali con il versamento di contributi integrativi? Può un Paese che si è reso conto dell’altissimo tasso di disoccupazione giovanile posticipare ulteriormente l’uscita verso la pensione di lavoratori che ormai sono di difficile riallocazione e di quasi impossibile trasformazione e aggiornamento? Come può anche solo pensare la nostra classe dirigente di disattendere le aspettative e i diritti acquisiti con il lavoro ed il versamento delle indennità di riscatto?

L’altro tema è ancora più spinoso, soprattutto da un punto di vista di etica della classe dirigente. E’ possibile ancora remorare sulla riduzione/dimezzamento del numero di parlamentari? Le domande dei cittadini, per quanto fomentate dalla crisi e dalla rabbia, sono legittime. E’, infatti, normale chiedersi perchè un parlamentare si possa permettere un pranzo da ristorante di lusso con poco più del corrispettivo di un trancio di pizza ed una birra. E’ altrettanto normale chiedersi perchè questo Paese che riesce a partorire un numero irrisorio di provvedimenti legislativi necesiti di un nuemro di parlamentari doppio rispetto agli Stati Uniti (che hanno quasi 7 volte la nostra popolazione). In Cina, per un miliardo e cinquecentomila abitanti, i rappresentanti del popolo sono poco di 1.200 contro gli oltre 900 italiani. Questo costo e queste risorse non possono essere giustificate come costo della democrazia. Sono ben altro.

Se si vuole il bene del Paese, la prima cosa da fare è capire che il proprio interesse non è il bene dello Stato e fare un passo indietro.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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