Dare a Cesare quel che è di Cesare

Scritto da: il 06.09.10
Articolo scritto da . Ignazio Del Campo, laureato Bocconi, Master in Economia e Management delle aziende sanitarie. Lavoro in una azienda ospedaliera siciliana come dirigente amministrativo; mi occupo del sistema di gestione dei flussi documentali, del sistema di contabilità analitica, dei sistemi di programmazione e monitoraggio degli acquisti.

Fa sempre notizia quando una personalità pubblica di grande influenza decide di dare il proprio parere in un campo diverso rispetto a quello dove istituzionalmente opera. Stavolta è stato il Papa che ha deciso di dire in materia di priorità e obiettivi dei giovani.

Ratzinger, infatti, partendo dal tema del lavoro invita i giovani a ricercare prima la solidità e la fede in Dio e poi un posto di lavoro stabile, ritenendo che la sicurezza economica non possa essere in pieno goduta senza delle solide basi cattoliche.

Devo dire che, da tecnico e da economista, faccio fatica a far coesistere nella stessa frase concetti come la stabilità economica e la fede. Sebbene sia indiscutibile che per la crescita ed evoluzione completa dell’individuo non deve essere trascurata la componente più intima e la morale, mi sembra scarsamente efficace definire delle priorità tra fede e lavoro. L’anteposizione della fede alla ricerca di un equilibrio nella società moderna attraverso il reperimento di adeguate fonti economiche è oggi anacronistica e probabilmente poco efficace in termini di comunicazione.

Pur non appartenendo a quelli che affidano alle mode o al consumo di beni materiali un ruolo preminente non riesco a far mio o ad accogliere con condiscendenza la richiesta che fa il santo padre. Aggiungo che le mie perplessità crescono ancora di più valutando le condizioni del mercato del lavoro e le prospettive per i giovani, soprattutto in Italia.

Tra le economie del G8 siamo sicuramente quella che presenta la peggiore gestione del precariato. In Italia il sistema produttiva ed il mercato del lavoro non ha l’esperienza della mobilità e della trasformazione/ricollocazione dei lavoratori tipica degli Stati Uniti, nè tanto meno possiamo rivolgerci ad  un sistema bancario capace di essere un motore per la trasformazione economica dato che qualsiasi richiesta di finanziamento richiede considerevoli garanzie economiche e patrimoniali che né i lavoratori precari, né i lavoratori atipici sono in grado di fornire. Le attività più importanti (acquisto di una casa, reperimento di fondi per l’avvio di una propria attività commerciale, etc) diventano ostacoli quasi insormontabile per un numero sempre crescente di giovani e non solo1

Conferma della centralità di un reddito stabile è arrivata anche da Tremonti che a chiusura di un convegno precisava che: “Il posto fisso è la base sulla quale costruire un progetto di vita e la famiglia”. Il Ministro concludeva, inoltre, che la stabilità del lavoro è una delle basi per la stabilità sociale che di certo aiutano a mitigare le tensioni di una società multietnica.

In conclusione proprio perché convinto che ognuno debba fare ed occuparsi di quello che sa fare e che, specie quando si ricopre un importante ruolo pubblico, debba essere utilizzata la massima cautela quando si affrontano temi lontani dalla propria formazione mi permetto di citare una delle frasi dette da Gesù nel vangelo “Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” che ho sempre interpretato come necessità ed opportunità di separare i ruoli di consiglieri morali ed autorità civili/pubbliche.

  1. Il fenomeno del precariato strutturale ha proporzioni oggi preoccupanti e denota percentuali crescenti di lavoratori che hanno superato i 10 anni di attività lavorativa atipica o a tempo determinato []
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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